La mattina del 4 gennaio è andata via così, tra bagagli, organizzazione del trasporto all’aeroporto (abbiamo preso il pullman, veloce ed economico), saluti a Bernadette e persino la visita inaspettata di Diva (padrona di casa) che era arrivata in anticipo perché si era rotta un dente e perché era preoccupata per il suo bonifico che non era arrivato.
Diva è veramente un donnone e come diceva Nick, sembra un po’ un travestito (anzi, magari lo è…) e comunque ormai eravamo di partenza, tutto sembrava poco importante anche se un po’ ha rotto le palle, diciamolo.
Siamo partiti alle 3 PM da dietro la Port Authority, sulla 41st, appunto con il pulmann shuttle per Newark. Lincoln tunnel, un po’ di autostrada e si arriva, in 40 minuti a Newark.
Che ormai ci sembra – sicuramente a me sembra – l’aeroporto di casa. Tutto facile devo dire e troppo facilmente e velocemente siamo arrivati al gate 75, dove ci aspettava l’aereo per casa. Un saluto del tramonto, uno scandaloso spuntino da Nathan’s con hamburger, famose patate ricoperte di formaggio e tipico hot dog, regalo per Amanda, libro The Secret per me e stavamo già consegnando le carte d’imbarco alla hostess.
La fortuna ci ha perseguitato in questa partenza (tutti orari giusti, tutto facile), quando abbiamo potuto viaggiare vicini anche se avevamo in realtà posti un po’ lontani.
Ettore ama i viaggi in aereo di notte e così era tutto eccitato: finestrino, libro monster (“Il Quinto Giorno”), lucina da viaggio e via, tutta una tirata (6 ore) fino a Milano. Io invece ho dormito parecchio.
Tutto sommato un viaggio di ritorno più piacevole del previsto.
Epilogo
Forse la frase che riassume questa bellissima esperienza è proprio questa: tutto più del previsto.
- New York city più bella ed eccitante di quel che mi aspettavo (forse mi aspettavo troppo poco)
- Ettore più bravo a parlare inglese di quanto avessi mai sperato
- la settimana con la combriccola decisamente piacevole, tutte persone squisite
- fare le cose un po’ strane che avevamo previsto di fare è stato semplice: Chelsea Piers, comprare la macchina fotografica, Time Square a mezzanotte, Morimoto, vivere in un appartamento a New York
- il clima è stato decisamente buono, con poco freddo e belle giornate di sole
- la città insospettabilmente vivibile, gentile, piacevole
- mangiare quasi ogni giorno Donkey Donuts possibile nonostante le apparenze
- la malattia di Ettore è passata bene e presto
- siamo stati da Dio insieme, ma questa è la cosa che tutto sommato ci riesce sempre bene (anche se questa volta veramente alla grande).
Dear New York City, thanks for everything. And see you soon.
Marco & Ettore
4:10 del 7 gennaio
Milano
(jet lagged: Ettore infatti non dorme ancora, domani sarà da ridere…)





Bentornato. MI ha parlato del tuo blog newyorchese Alessandra. Io, piu’ modestamente, sono stato in Versilia, dove paraltro c’era il pattinaggio sul ghiaccio (in riva al mare) e i bambini si sono divertiti. L’anno prossimo faccio anche io un Blog della mia esperienza.
“peraltro”
Gianni, che piacere ritrovarti sul nostro blog! Sicuramente il tuo sarà un bellissimo blog, spero di leggerlo presto.
Noi abbiamo intenzione di crearne uno per ogni viaggio, richiede un po’ di tempo, ma e’ proprio una bella cosa.
Sentiamoci!
Un saluto e un ringraziamento a tutti voi che avete visitato il blog e avete scritto commenti.
Forse Ettore scriverà un post postumo (mmm… che brutto da dire) o forse no (ne discutevamo questa sera).
In ogni caso è stato un bel viaggio. Assieme a voi.
è stato bello leggervi quasi quotidianamente e partecipare al vostro viaggio e alla vostra vita!!!!!