Beh, insomma, non si può essere a New York City il 31 dicembre e fare i blasé. E non andare in piazza. Cioè, posso capire i newyorkesi, ma noi turisti? Questo è il capodanno del mondo.
Un anno fa ho fatto proprio così. Ho fatto il newyorkese con cena al Gramercy Tavern. A mezzanotte hanno suonato una campanella, bacini bacini. Mentre a pochi isolati di distanza centinaia di migliaia di folli urlavano “5! 4! 3! 2! 1! Happy New Yearrrrr!!!”
Quest’anno, tra i folli c’eravamo anche noi.
Bernadette, la nostra vicina che ci cura ci ha consigliato di prendere la subway fino all’incrocio tra la 53rd e la 7th. Da lì si vede d’infilata la palla di Time Square. Saremo lontani 1 Km, però si dovrebbe vedere tutto. E poi magari si riesce ad andare più avanti.
E così, alle 9 di sera, minuto più, minuto meno. Ci univamo alla folla che usciva dalla metropolitana alla fermata della 53rd. Usciti, sembrava di essere in un film di catastrofi, con poliziotti dappertutto, transenne e folla impazzita. In fondo, le luci di Time Square e un tappeto di formiche umane.
Un cop (poliziotto) ci dice che dobbiamo aspettare su questo marciapiede, un po’ spostati, ma troppo e mi sembra veramente eccessivo trovarsi in fila su un marciapiede, assieme a qualche altro turista dallo sguardo un po’ sperduto.
Così io e Ettore ci incamminiamo lungo la 7th Avenue, a fianco delle transenne che dividono i sommersi (noi) dai salvati (loro). Mi avvicino a una cop e le chiedo come faccio a entrare nelle transenne. “Easy, you can. Follow me”. E così ci troviamo tra i salvati e iniziamo a risalire la 7th Ave, fino al prossimo posto di blocco. Che, come il Mar Rosso e Mosé si apre per farci passare dietro qualche altro fortunato, per poi richiudersi.
Siamo tornati esattamente dove il primo cop ci aveva detto che non potevamo essere! Time Square è lì davanti e si vede anche la palla! “non ci posso credere!”. Siamo a Time Square nella notte dell’ultimo dell’anno, vediamo tutto e non c’è neanche ressa, né ubriachi che vomitano o pisciano (come mi è stato assicurato da quelli che “ne sanno”).
(ok, scusate la foto: non ho avuto cuore di portare la macchina fotografica nuova, la vecchia è leeeeeenta)
La “palla” di Time Square
Questo è esattamente il 100 anniversario di questo capodanno a Time Square, con la palla che cade (“Down! Down! Down!”), l’ho letto questa mattina su un giornalino gratuito, quando ancora non sapevo come fare per essere nel posto più difficile del mondo.
Ok, da dove siamo la palla è piccolissima, un pallino bianco sopra il marchio Toshiba rosso. Ma la vediamo. Tutto quello che succederà a mezzanotte lo vedremo, sentiremo, vivremo anche noi.
Chiedo a qualcuno intorno se è la prima volta o è un abitué, ma trovo, nell’ordine: ragazza di Philadelphia con amico arabo, mamma croata emigrata in Florida con figlio di 5 anni, studenti indo-pakistani fuori di testa. Tutti sono nuovi, first time. Io non so cosa succede a ‘sta palla. E non lo saprò mai.
Ma l’atmosfera è calda, la temperatura ottima, siamo ottimisti. Sono le 10:05.
Dalle 22 alle 23: figata!
Sì, c’è ancora da aspettare due ore, ma che vuoi che sia! Siamo qua, nel capodanno del mondo, visto che ci siamo!
Ettore è contento, ma ha fame. Dividiamo un mandarino che avevo per caso in tasca, mentre attorno a noi tutti divorano mostruosi panini con dentro di tutto, pastrami, gyros, cheese, verdura varia, dinosauri, spazzatura, un sottomarino nucleare sovietico. Vabbè, mangeremo dopo, siamo qui, cazzo!
E’ bello stare qua, si sente che siamo tutti a partecipare a questa festa. Ogni tanto la folla urla perchè 400 metri sopra di noi volteggia un elicottero che starà dicendo “La folla di Time Square, sono solo le 10 e già 10 isolati sono tappezzati di folla…”. Sìììì! Siamo noiiiiiii!
Ettore cerca di battere il record di Invader sul mio telefonino, io mi preparo all’inquadratura del momento topico, quando filmerò il conto alla rovescia.
Un giovane gigante balla con uno dei pakistani scatenati, un altro ragazzo ubriaco ma con un certo contegno dice “cool” al giochino di Ettore e fa finta di conoscerlo. Iniziano i filapperi di schiuma (oh, sentite, non so come chiamarli) e va tutto bene.
Un roar improvviso sottolinea il conto alla rovescia di Santiago del Chile. Manca un’ora!
Dalle 23 alle 24: è dura.
Bello, bellissimo, che figata… quando arriva mezzanotte? Obiettivamente, in quei metri quadrati sulla 7th Avenue non c’è molto da fare, ormai i vicini li conosciamo a memoria e dietro si è formato un muro umano che si perde chissà dove.
Fatte tutte le prove di riprese, guardati i grattacieli per la 400ma volta, provato il brivido di altri due capodanni sparsi per il mondo in due posti sperduti, un o cominci a sentire nell’ordine: freddo, mal di schiena, fame. Per fortuna che la sera era mite… ma mite per New York in Dicembre, non è Rio de Janeiro. Ettore si scazza anche del giochino del telefonino. Un accenno a contare all’indietro da 3800 si ferma dopo qualche decina di numeri. Minchia ma quando cazzo arriva ‘sta mezzanotte.
Ma poi arriva, lentamente, ma arriva.
15 minuti e senti i migliaia che si scaldano, il rumore si fa più forte, inizia una vibrazione nell’aria. Saranno i nostri cuori.
10 minuti e ormai tutti si preparano, centinaia di migliaia di occhi che scrutano la palla cangiante che ha continuato a guardarci ammiccante per due ore e, appena sotto, il megaschermo dove passerà il conto alla rovescia.
5 minuti e ormai ci siamo, siamo a capodanno a Time Square e il freddo è passato ora vogliamo passare tutti insieme, fratelli di questa lunga 7th Avenue tappezzata dai nostri cuori e dalle nostre speranze per un nuovo anno.
E poi inizia, l’ultimo minuto e il tabellone parla proprio a noi e improvvisamente ci troviamo, all’unisono a urlare “Fifty-nine! Fifty-eight! Fifty-Seven!…”.
Continua il tabellone a trascinarci sempre più veloce (difficile, ma sembra) verso mezzanotte e io mi accorgo verso i 30 che sto contanto in italiano, mentre Ettore conta in inglese (Dirà poi: “Beh, tutti contavano in inglese, mi sembrava brutto…”). E cambio anch’io lingua, ma non so se parlo veramente, mi lascio trasportare dalle migliaia di voci che parlano per me.
E quando arriva il 9, improvvisamente, è come se qualcuno abbia alzato il volume.
Come se migliaia di persone, che prima stavano mute ora vogliano salire sul carro del countdown per esserci anche loro. Ma è solo Time Square che urla sempre più forte, è uno stadio immenso che corre verso il capodanno del mondo. E noi siamo qua, io e Ettore. Siamo qua.
Dove cazzo è finita la palla?
Quando arriva mezzanotte e il tabellone dice “Happy 2008″ ed esplodono i fuochi d’artificio sopra il grattacielo di Time Square e gli happy new year esplodono tutti intorno e ci si bacia e ci si abbraccia (ma sempre con moderazione devo dire, non c’è stata pazzia in questa Time Square del capodanno, era più come un Super Bowl: tifo sì, ma tutti a modo…), dove finisce la palla? Nel casino generale la perdo di vista e non capisco che succede.
Ho anche ripreso tutto, ma non riesco a vedere che succede. Da qualche parte sarà finita, sarà caduta “down, down down” come voleva la folla, ma i miei occhi da turista, da 1 Km di distanza non l’hanno vista. Naturalmente, a chi mi chiederà dirò che è una figata, ripeterò che la palla scende ed esplode la festa, tutte cose da guida turistica. Ma la verità è che quest’anno la palla mi ha fregato, non so dove cazzo è andata.
Mi sa che dovremo replicare (Ettore ci sta subito) per vedere dove va a finire. Magari un po’ più da vicino stavolta eh?
Buon 2008 a tutti (tranne il Quebec)!





quella sfera è stata proprio un enigma…forse la metafora del tempo che passa e non sai dove va?
TEMPO CIRCOLARE O LINEARE ?
tempo come volete ,e vi starò vicina felice di conoscervi.
a Querciole il conto alla rovescia è stato facile ,più che altro semplice.mancava Martino con i suoi botti e le sue fontane di luce.
ma a pensarci bene c’erano proprio tutti,con i piedi per terra o i capelli tra le nuvole ventose.
baci e buon ritorno